Riflessioni di una Collezionista...

di Paola Cercolani

Collezionare Arte è una malattia sana che risponde, forse, a un bisogno umano di poesia, al desiderio di investire o di trovare visibilità sociale a un preoccupante bisogno di accumulazione o di ricerca di completezza oppure solamente a soddisfare a una certa vanità.

Collezionare vuol dire soprattutto compiere un atto di generosità per aprire un dialogo con il pubblico, per regalare emozioni allo sguardo del visitatore perché, certamente, senza i collezionisti, la vita dei musei sarebbe poca cosa.

 

Collezionare vuol anche dire appropriarsi di frammenti del passato per ricostruire storie a futura memoria, fare in modo che le generazioni di oggi e quelle di domani non dimentichino lo scorrere del tempo che racconta storie anche attraverso le piccole cose. I valori della memoria e, in essi, i contenuti della storia, rivivono attraverso le curiosità e le passioni dei collezionisti che fanno riemergere un passato pieno di coinvolgimenti emotivi e psicologici.

Collezionare può anche, forse, rispondere ad una esigenza di approfondire e di conservare la Memoria, memoria viva e necessaria per costruire il futuro e per gioire della vita.

 

La passione per l’illustrazione risale alla mia infanzia.

Da bambina ho sempre letto con passione ed entusiasmo e, nella piccola biblioteca del mio paese, il maestro delle elementari che gestiva gli orari di apertura e chiusura della sala di lettura mi ha sempre dato buoni consigli.

Devo proprio ammettere che un foglio stampato ma soprattutto stampato e disegnato ha sempre avuto per me un fascino irresistibile .

 

Ho cominciato ad avvicinarmi alla grafica fin dai tempi dell’Università a Urbino, ho fatto amicizia con studenti della Scuola del libro e dell’Accademia di belle arti che mi hanno spiegato tecniche incisorie e introdotto al mondo dell’arte.

Da studente lavoratore il mio più grande desiderio è stato sempre quello di possedere qualche foglio di grafica contemporanea, firmato. E così, come le ciliegie, una tira l’altra, ho cominciato a frequentare gallerie, inaugurazioni di mostre più o meno importanti e, con grandi sacrifici e rinunce, ho cominciato costruirmi la mia piccola collezione di artisti figurativi e astratti.

Poi è arrivato il bisogno di conoscere di più e di andare a cercare nel passato e ho scoperto un affascinate ed irresistibile “mondo antico”.

 

L’Ottocento è stato un secolo di grande produzione grafica.
Le nuove tecnologie e la emergente classe borghese fatta di banchieri, capitalisti, impiegati, commercianti, hanno permesso una maggiore circolazione di denaro e un nascente impulso consumistico, un narcisistico desiderio di abbellire le proprie abitazioni con quadri, incisioni messe alle pareti a rappresentare lo status sociale della famiglia oppure hanno facilitato l’acquisto di album di “autore” da conservare e collezionare.

 

Il mio interesse verso l’illustrazione antica è da ricondurre alla fine degli anni ’70 e gli artisti che hanno catturato la mia attenzione sono stati i francesi Gavarni, Daumier, Grandville, Monnier, Forain, Caran D’Ache, Willette e Steinlen.

Tutti personaggi straordinari, grandi artisti e soprattutto eccellenti caricaturisti; alcuni di loro con vite difficili e con poca gloria in vita che hanno pagato anche con il carcere la loro espressione di pensiero politico attraverso la caricatura.

 

Questi autori hanno deliziato per anni i lettori dei giornali satirici che, in Francia erano molti e molto letti e seguiti dalla popolazione. Intorno alle redazioni di giornali come “Charivari”, “La Caricature”, “Le Rire”, “L’Assiette au Beurre” e “Gil Blas” (quotidiano più letterario) si sono sviluppati centri di grande creatività figurativa affidata alla matita e all’inchiostro degli artisti sopra citati che hanno saputo raccontare e descrivere in modo intelligente ed arguto la “Comédie Humaine”.

 

Negli anni ‘70 e ’80 era sicuramente più facile reperire questo materiale e, quando potevo, andavo a ricercare nei mercatini francesi e anche italiani. Le cose più interessanti le ho trovate presso gli studi bibliografici sparsi in tutta Italia.

La ricerca è stata affascinante: una caccia al tesoro di indescrivibile piacere.

Sovente gli stessi anziani proprietari di queste librerie mi hanno dato preziosi consigli sulle ricerche consigliandomi la consultazione di testi a me sconosciuti o di difficile reperibilità.

 

Devo sottolineare che negli anni ’80 non c’era il computer, né i motori di ricerca e quindi tutte le notizie sugli autori erano un po’ più complesse: fondamentale allora era andare nelle biblioteche, acquistare libri sugli autori oggetto di studio (soprattutto nelle librerie specializzate), oppure inviare lettere alla direzione di importanti biblioteche richiedendo fotocopie di testi rari. Quindi tutte le informazioni che servivano di approfondimento per avere informazioni sulla grafica antica, sugli stati di incisioni di alcune lastre di importanti autori e sugli stessi autori era lunga e soprattutto paziente.

 

Il primo caricaturista da me conosciuto è stato Gavarni, illustratore anche di libri per ragazzi, amico di Balzac e letterato finissimo. Ha raccontato con arguzia ed eleganza il mondo di allora e ha saputo cogliere i repentini cambiamenti sociali non solo a Parigi ma anche nell’Inghilterra della rivoluzione industriale.

In “Masques et Visages” ha “raccontato” con raffinata eleganza il suo tempo illustrando più, che gli aspetti politici, la vita quotidiana e determinati strati sociali.

 

Daumier ha eseguito oltre 4000 litografie e attraverso “La caricature” e “Charivari” ha disegnato una miriade di personaggi.

La pungente e raffinata satira politica gli ha creato gravi problemi che ha pagato con la prigione costringendolo al silenzio, silenzio che è stato colmato con la caricatura di costumi borghesi.

Daumier ha descritto, attraverso queste straordinarie litografie, uno spaccato ironico ma energico del vivere quotidiano di operai, di borghesi e, attraverso la descrizione delle sue caricature, eseguite con grande humor ed ironia, ha prodotto un’analisi puntuale e pungente del suo tempo.

 

Nel mio percorso di ricerca sulla caricatura francese ho, per così dire, incontrato anche autori come Grandville, Monnier, Forain, Caran D’ache artisti straordinari e graffianti.

 Grandville è stato considerato il padre del surrealismo e nella sua “Vita pubblica e private degli animali” ha sottolineato, i comportamenti, non sempre adamantini, della allora classe dirigente.

Anche lui è stato un apprezzato illustratore di libri per ragazzi e adulti.

 

Forain è stato un grande artista oltre che illustratore e vignettista. Con Caran D’Ache ha fondato il giornale “Pss’t” e ha avuto un’intensa collaborazione con “Le Figaro”, “Le Rire”, “Femina”.

Molti suoi disegni furono riuniti in volumi e ho avuto il piacere di trovare queste pubblicazioni presso librerie antiquarie francesi tra cui “Doux pays” del 1897, “la Comédie Parisienne” del 1892 e la raccolta “De la Marne au Rhin” del 1920 comprendente gli schizzi da lui inviati dal fronte come corrispondente di guerra al giornale “Le Figaro”.

 

Durante la grande guerra è stato uno degli artisti più impegnati e partecipativi nonostante avesse più di sessant’anni. Purtroppo sono riuscita a trovare solo la prima raccolta e in condizioni non eccellenti di conservazione.

Nel piccolo volume vengono descritti gli orrori e la follia della grande guerra senza l’aggiunta di grandi parole: il disegno ha un impatto fortemente emotivo e questa raccolta ricorda le incisioni di Goya, che fanno parte della serie “I disastri della guerra”. Goya, il grande artista spagnolo lo ha fortemente influenzato.

 

La semplicità e la linea essenziale del segno di Forain hanno reso il messaggio, contro la follia della guerra, facilmente comprensibile ai lettori del giornale e fatto aumentare in modo sensibile la tiratura di pubblicazione.

Forain è stato anche un grande pittore di costume mettendo in rilievo la società della “Belle Èpoque”.

 

Nella ricerca di giornali satirici mi sono imbattuta in Caran D’Ache umorista francese di origine russa considerato un po’ il precursore del moderno fumetto.

Attraverso “Le Rire” ho apprezzato questo artista dal tocco veloce e altamente ironico e pungente.

 

Sfogliare le pagine di questi giornali è stata una continua scoperta.

Oltre all’artista di grido da mettere in prima pagina, le pagine interne sono piene di racconti di vignette eseguite da artisti meno noti ma interessanti che raccontano brevi storie strappando al lettore sane risate. Nello sfogliare questi giornali si evince subito come, già da allora, la pubblicità stava entrando, in modo silenzioso ma costante e molto persuasivo, nelle case influenzando stili di vita delle famiglie.

 

Un affetto particolare ho riservato, e chiedo venia, a Steinlen, di origine svizzera ma naturalizzato francese famoso soprattutto per le litografie e per i suoi manifesti pubblicitari tra cui “Le Chat Noir”.

Le affiches pubblicitarie di Steinlen sono molto famose. I gatti, che ha amato molto, invadono i suoi lavori, tanto da essere definito “le roi des chats”. Ho consciuto Steinlen attraverso il volume illustrato “Chansons de Montmartre” dove l’artista illustra con la tecnica “á la main” o “crayon” 15 chansons di Paul Delmet.

 

Si tratta di litografie di scene di vita popolare che raccontano la vita semplice della strada, di giovani amori e dei café chantant nella Parigi di fine Ottocento che, già d’allora, famosi impressionisti hanno descritto nei loro quadri e che sono entrati nell’immaginario collettivo. Con “Chansons de Montmartre” sono andata poi alla ricerca di “ Partitions” musicali di Paul Delmet, ritrovando cosi quelle illustrazioni di genere, piacevoli e molto popolari, con musica e testi di poeti d’epoca.

Attraverso la ricerca di musiche di Delmet ho trovato un altro album di “Chansons” illustrato da Adolphe Willette disegnatore e illustratore raffinato e acuto, che aveva adottato Pierrot, da lui molto amato, come eroe immaginario della Francia.

 

Vorrei concludere su Steinlen puntualizzando che molte sue litografie apparse su “ Gil Blas” sono state riunite nel volume “ Dans la vie” del 1901, libro che “narra” la vita quotidiana a Parigi, soprattutto nei bassifondi, con quel tocco di poesia ed eleganza che tipica del suo stile. Anche Steinlen è stato un corrispondente di guerra e il fascicolo“ La guerre par Steinlen” del 1918 raccoglie e descrive gli orrori da lui incontrati durante il conflitto denunciando gli orrori, la morte, la desolazione , la misera vita dei soldati, la povertà e lo sconforto della povera gente.

 

Ho acquistato tanti anni fa un album illustrato di Reznicek, illustratore austriaco ma vissuto a Monaco, dal titolo molto accattivante “Der Tanz” del 1908, libro con litografie a colori in piena pagina che mostrano uomini e donne mentre eseguono diverse forme di ballo come il can-can, la danza del ventre, la tarantella, il minuetto etc.

Reznicek cominciò alla fine dell’80 a collaborare con la rivista “Jugend” il settimanale che dà origine al movimento “Jugenstil” che segna, per la Germania, la diffusione delle tendenze internazionali dell’Art Nouveau.

 

Ha collaborato anche con il settimanale “Simplicissimus” in cui descrive la ricca borghesia tedesca del suo tempo.

In “Der Tanz” l’autore racconta per immagini gli esercizi delle ballerine, i locali di lusso, i cabaret, personaggi in maschera durante il carnevale, un lungo clima di festa e di divertimento.

 

Crea, in continue forme dinamiche e in movimento, personaggi presi dalla voluttà del ballo sfruttando tutte le possibilità di colore date litografia. In seguito sono riuscita a trovare altre raccolte di questo elegante artista (“Unter vier Augen”, “Galante Welt”) che ha saputo trasmettere e cogliere con le sue immagini colorate il momento più felice di un’epoca che stava per tramontare per sempre.

 

Reperire l’album di Dudovich è stato difficile.

Sapevo della grande fama che aveva avuto nel primo novecento come creatore di manifesti pubblicitari e, siccome il mio primo lavoro importante è stato alla Rinascente - Upim di Milano, i nostri dirigenti di allora, agli inizi degli anni ‘70, con orgoglio, parlavano di Dudovich mostrando tutte le campagne pubblicitarie commissionate dall’azienda al maestro: quasi una cinquantina di manifesti di grande eleganza e con uno stile personalissimo e molto suadente.

 

La raccolta “Corso” del 1913 è costituita di trenta tavole litografiche a colori dove emerge un espressionismo mondano molto ricercato con immagine elegantemente rielaborate della ricca società della “Belle Èpoque”.

Con questi autori che ho raccolto gelosamente nell’arco di oltre quarant’anni ho cercato di approfondire a livello personale un aspetto dell’illustrazione in una piccola parte dell’Europa dalla seconda metà dell’ottocento alla prima guerra mondiale.

 

La ricerca, fatta da me con passione, è certamente incompleta, forse di parte e molto dipendente dalla disponibilità economica (confesso che questo è un grosso limite!) ma soprattutto è stata guidata dal mio grande amore per la grafica e per gli artisti con la speranza che questo materiale possa aiutare a conservare, ancora a lungo una memoria che, a volte, sembra, si voglia cancellare.

 

Il mio cilindro è quasi vuoto ma, come il “cappellaio matto”, potrei estrarre prossimamente altre piacevoli sorprese.

 

Paola Cercolani

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